August302012
Italians are gorgeous even in wheelchairs.” (trad. “Gli italiani sono bellissimi, persino in sedia a rotelle”)
Il tweet di Edwina Currie, ex sottosegretario Tory alla Salute, che ha riscosso feroci proteste su Twitter. Un utente lo ha definito “the most offensive thing I have seen on Twitter”. (Source: independent.co.uk)
August252012
La scrittrice italiana di origini somale Igiaba Scego racconta la Somalia attraverso due atleti simbolo Mo Farah e Saamiya Yusuf Omar: il primo è diventato campione olimpico a Londra 2012 indossando i colori britannici, la seconda dopo aver partecipato a Pechino 2008 sarebbe annegata in mare nel tentativo di raggiungere l’Italia.
Mo Farah e Saamiya Yusuf Omar due ragazzi, lo stesso paese di nascita, destini incrociati e opposti. “Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio” dice Abdi Bile “ma non dimentichiamo Saamiya”. Il presidente (o la presidentessa: sono ben due le donne candidate) che uscirà dalle urne somale dovrà tener conto di questi due destini se vorrà traghettare questo paese ferito verso un futuro senza guerra.
Articolo integrale “Mo e Saamiya, le due facce della Somalia”
August142012
Le Olimpiadi non sono sport, sono la creazione di un marchio per la città, spendibile durante i Giochi e rivendibile nel futuro
Eduardo Paes, sindaco di Rio de Janeiro(Source: ilfattoquotidiano.it)
August102012
Tanti i casi sia a Pechino 2008 che a Torino 2006 di impianti abbandonati subito dopo la fine del grande evento e attualmente inutilizzati. Londra 2012 ha annunciato fin da subito il “riciclo” di strutture e ora passa ai fatti. Il centro per l’antidoping, infatti, sarà trasformato nel centro di ricerca di metabolomica più grande al mondo tanto da non poter essere paragonato a nessuna struttura attualmente esistente.
August92012
Continuare fino al 2012? Non lo so, ma perché escluderlo. È come quando partorisci: maledici il dolore, ma poi il figlio in braccio ti dà la voglia di un altro bambino. Così è per la medaglia e le Olimpiadi.
Josefa Idem alle Olimpiadi di Pechino 2008
August72012
Philipine Van Aanholt, Reginald de Windt, Liemarvin Bonevacia, Guon Marial: sono i quattro atleti senza patria che il Cio ha fatto sfilare sotto la bandiera olimpica durante la cerimonia d’apertura. I primi tre sono figli delle Antille Olandesi, stato che non c’è più. Guon Marial è figlio del Sudan da cui è scappato, chiedendo asilo politico negli Usa.
Independent Olympic athletes, li chiamano. Sulla pista dello stadio di Londra erano stretti tra l’Islanda e l’India.Pochi,invisibili nonostante i balli, nonostante la gioia, nonostante l’orgoglio. Apolidi, cittadini senza cittadinanza. Figli dello sport. Punto.
Da ilgiornale.it “Quegli atleti felici anche senza una patria”
5PM
Nel Giuramento olimpico, chiedo solo una cosa: la lealtà sportiva.
Pierre de Coubertin